Mindfulness: migliorare il rapporto con il cibo.-1a parte-


La Mindfulness viene definita da Jon Kabat Zinn (fondatore del suo uso clinico moderno) come il processo di prestare attenzione in modo particolare ed in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza nel presente momento dopo momento (Kabat-Zinn 1994, p.16). La Mindfulness è inoltre definita come la consapevolezza che emerge dal porre attenzione al momento presente sospendendo il giudizio. Questa pratica è risultata associata alla riduzione del BMI in soggetti sovrappeso (vedi anche "Indice di massa corporea: che cos'è e come calcolarlo"), alla riduzione del desiderio incontrollato (craving) di cibo e alla riduzione degli episodi di abbuffata (binge eating). 

A volte il nostro modo di approcciarci al cibo non è funzionale, ci riconosciamo in uno di questi atteggiamenti?

Possiamo identificare 3 stili di atteggiamento verso il cibo che possiamo definire disadattivi e cioè lo stile restrittivo,l'atteggiamento emotivo e quello centrato all’esterno. 

1.   Il tipo restrittivo, come suggerisce la parola, implica delle restrizioni nell’alimentazione o l’utilizzo di diete. I regimi dietetici sbilanciati giocano un ruolo significativo nello sviluppo dei disturbi alimentari e possono causare l’effetto yo-yo, ossia alternanza tra la perdita e l’aumento di peso. L’alimentazione restrittiva è spesso innescata dal giudicare sé stessi in termini di forma del corpo e peso, confrontando la propria immagina con quella proposta dai mass media. La pratica Mindfulness permette di sviluppare l’accettazione che ha lo scopo di ridurre l’impatto dei giudizi su di sé. Così facendo va a ridurre la restrizione alimentare guidata da giudizi negativi su di sé. 

2.   Il secondo stile di atteggiamento è quello centrato all’esterno, questo significa che siamo più influenzati dagli stimoli provenienti dall’ambiente che ci circonda piuttosto che dalle sensazioni provenienti dal nostro corpo. Questa modalità, quindi, non permette di considerare gli stimoli interni di fame e sazietà, importantissimi per la regolazione dell’introito di calorie. Le persone che adottano spesso questo atteggiamento sono coloro che mangiano di più in situazioni stressanti ed è emerso che hanno un valore di sé basso. In questo caso la pratica Mindfulness è utile perché racchiude in sé la maggior parte di esercizi, come il body scan, che dirigono l’attenzione dall’esperienza esterna ai pensieri interni, sentimenti e sensazioni legate al corpo. In questo modo l’attenzione verso gli stimoli interni aumenta, la persona impara ad ascoltare i suoi veri bisogni e contemporaneamente attenua il comportamento (alimentare) guidato da stimoli esterni. 

Importante: non c’è nulla di male a mangiare quando non si ha fame o perché qualcun altro sta mangiando e si ha piacere di fargli compagnia. La Mindfulness, e nello specifico il Mindful Eating (mangiare consapevole), rende la persona più consapevole dei processi che la portano a scegliere di mangiare, facendo così scelte consapevoli piuttosto che continuare a mettere in atto gli stessi comportamenti senza rendersi conto.

3.    Infine, il terzo stile è l'alimentazione

emotiva, ossia persone che utilizzano il cibo in risposta alle emozioni negative. Questa modalità rappresenta un aspetto centrale per lo sviluppo di episodi di abbuffata. Infatti mangiare per far fronte alle emozioni può essere considerato come un modo per fuggire dalle stesse, poiché non si riesce a gestirle diversamente. La Mindfulness può essere d’aiuto alle persone rendendole più capaci affrontare le emozioni, e in questo modo riduce le strategie di evitamento, come l’alimentazione emotiva

Dott.ssa Giulia Giambenini

Dott.ssa in Psicologia

giulia.gmbn@gmail.com